Capire com’è cambiato il calcio italiano, guardando Rafael Tolói

Scorrendo la classifica degli assist di questa stagione di Serie A, tra la solita infornata di centrocampisti e attaccanti, emerge a un tratto un nome inaspettato: Rafael Tolói. Ha 29 anni, la sua famiglia è di origine trevigiana, ma lui è nato e cresciuto a Glória d’Oeste, nel Mato Grosso. E gioca difensore centrale, ecco perché sembra quasi incredibile che a metà campionato abbia già messo a segno cinque assist: tanti quanti due dei migliori registi del campionato, Marcelo Brozović e Sergei Milinković-Savić; più di Paulo Dybala, Lorenzo Insigne e Federico Chiesa; solo due in meno del romanista Lorenzo Pellegrini o del Papu Gómez, compagno di Tolói all’Atalanta e secondo in questa classifica.

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Dalla Cina col pallone

Quando atterrò a Francoforte, Gu Guangming sapeva per certo che non poteva aspettarsi un’accoglienza trionfale. Era indubbio che il suo arrivo aveva attirato la curiosità di alcuni, ma i giornalisti e qualche tifoso lo attendevano a Coblenza, a un’ora d’auto di distanza, per la presentazione col club. I suoi primi passi in Germania furono passi nella storia: era la prima volta che un calciatore cinese si guadagnava un contratto con un club occidentale. Una timida apertura nella rigida muraglia dell’Est comunista.

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Barzagli, il sottovalutato

È l’estate del 2008, e una squadra tedesca si presenta a Palermo con una ventina di milioni di euro: in cambio, vuole andarsene dall’Italia con due difensori, Cristian Zaccardo e Andrea Barzagli. Per qualcuno sembra un’esagerazione, specialmente per i 12 milioni che vengono proposti per il secondo, per qualcun altro un peccato, che due giocatori così debbano andarsene in un campionato minore invece che restare nella Serie A. Un anno dopo, la squadra tedesca – il Wolfsburg – alza a sorpresa il titolo di campione di Germania: Zaccardo ha giocato ventidue partite, Barzagli quarantacinque, senza mai essere sostituito. In Italia, non se ne accorge praticamente nessuno.

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