Il fútbol spagnolo e il neofascismo

Qualcuno forse si è sorpeso, qualcuno meno, leggendo il recente tweet di Pepe Reina – ex-portiere di Barcellona, Villarreal, Liverpool, Napoli e Milan – in favore della manifestazione di Vox tenutasi lo scorso sabato a Madrid contro il governo socialista spagnolo e le misure anti-coronavirus. Reina non è nuovo a posizioni di estrema destra: in passato aveva criticato l’indipendentismo catalano, e più volte si era espresso a sostegno di Vox, mettendo like a post social di suoi esponenti di spicco come Santiago Abascal, Iván Espinosa de los Monteros e Cristina Seguí.

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La guerra nei Balcani non cominciò al Maksimir

È una storia che abbiamo letto spesso: 13 maggio 1990, stadio Maksimir, la Dinamo Zagabria ospita la Stella Rossa di Belgrado in un match fondamentale in ottica scudetto. La tensione è alta, non solo per motivi sportivi, e alla fine esplode in scontri che arrivano anche in campo; un calciatore della squadra di casa, il 21enne Zvonimir Boban, colpisce con un calcio un poliziotto che sta aggredendo un tifoso. Un fotografo è lì e scatta la foto del momento. La Jugoslavia si dissolverà nel turbinio delle guerre civili, e la battaglia del Maksimir diverrà nota come la bomba che fece esplodere il paese.

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1898: Il calcio a Torino, i morti a Milano

È un solare e fresco giorno di primavera come tanti altri, l’8 maggio a Torino. Se non fosse che una discreta folla si è riunita al Velodromo intitolato al re Umberto I per assistere a un quadrangolare di questo sport nuovo arrivato dall’Inghilterra e che affascina molto i piemontesi. Meno di un mese prima è stata fondata la Federazione Italiana del Football, che ha subito deciso di organizzare il torneo il cui vincitore si potrà fregiare del titolo di campione d’Italia 1898.

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Il calcio dopo il coronavirus

 

Qualche giorno fa, su Twitter, l’account ufficiale della Roma condivideva la foto, tratta dal Corriere della Sera, di un bambino che gioca a calcio in una strada deserta. Il post recitava: “Ritorneremo. Tutti”. Da qualche giorno, infatti, si sta iniziando a parlare del dopo, di come il mondo ritornerà a vivere dopo il coronavirus. Concentrarsi sulla ripresa del calcio potrebbe sembrare superficiale, ma non è così: immaginare il calcio post-coronavirus significa anche immaginare, per estensione, la società che verrà.

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Non è facile parlare di calcio, in questi giorni

Ma forse ve ne siete accorti da soli. La pandemia ha generato una situazione nuova, drammatica ma, ancora di più, irreale: il calcio – e poi tutto lo sport – si è fermato, e così l’intero paese, l’Europa, il mondo. Viviamo un eterno presente sotto la tirannia di un’unica attualità possibile: il coronavirus.

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5 film sul calcio e le storie dietro di essi

Nei giorni della quarantena e della zona rossa per il coronavirus, tanti siti stanno suggerendo ai lettori alcuni modi per passare il tempo, e vedere film è uno di essi. Anche Pallonate in Faccia ha qualche idea che vorrebbe suggerirvi: film sul calcio, ovvimente, che nascondono storie importanti, in cui sport, politica e temi sociali si incontrano.

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1915: Il campionato sospeso

È il 23 maggio, e il campionato sta finalmente entrando nel vivo: al Velodromo Sempione di via Arona, sta per disputarsi il derby milanese tra il Milan dell’implacabile bomber belga Louis Van Hege e l’Inter dell’italo-svizzero Ermanno Aebi e del leggendario allenatore-giocatore Virglio Fossati. In caso di vittoria, i nerazzurri potrebbero tornare in corsa per vincere il girone Nord e accedere alla finalissima nazionale: conta molto cosa accadrà nella partita di Marassi, dove il Genoa deve tenere a bada il Torino – secondo a pari punti dell’Inter – per confermarsi in testa ed evitare uno spareggio. Nessuno lo sa ancora, ma nessuna di queste due partite verrà disputata.

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