La dura vita di un campione Under-20

Il Mondiale Under-20 è considerato un po’ la principale vetrina del calcio giovanile, quella in cui si mettono in mostra i campioni del domani. Questo almeno in teoria, perché la pratica è ben diversa: storicamente, i migliori giocatori del torneo giunto quest’anno alla sua ventunesima edizione si sono spesso persi per strada, mentre la maggior parte dei campioni degli ultimi anni non avevano partecipato o lo avevano fatto senza brillare. I Palloni d’Oro del Mondiale Under-20 sono spesso giocatori oscuri, rimasti al riparo dalla Storia e di cui è difficile trovare fotografie decenti. Sì, certo: ci sono stati anche Maradona (1979), Seydou Keita (1999), Messi (2005), Agüero (2007) e Pogba (2013), ma gli altri?

Vladimir Bessonov (Tunisia 1977)

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La prima edizione del Mondiale giovanile è stata vinta dall’Unione Sovietica in finale contro il Messico ai calci di rigore, dopo una straordinaria prestazione del terzino destro Bessonov, autore di una doppietta. Da lì in avanti, sarebbe divenuto uno dei più forti terzini destri al mondo, passando praticamente l’intera carriera nella mitica Dinamo Kiev di Valeri Lobanovski. Per sua sfortuna, l’isolamento dell’URSS non gli rese il merito che il suo talento avrebbe meritato, per cui oggi quasi nessuno si ricorda del suo nome, dei dodici titoli nazionali vinti con la Dinamo, del premio come calciatore ucraino dell’anno 1989, e del trionfo nella Coppa delle Coppe del 1986. Sempre per sfortuna, si provocò uno stiramento muscolare appena prima degli Europei 1988, saltando l’intera competizione, dove l’URSS sarebbe arrivata fino in finale.

Romulus Gabor (Australia 1981)

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La Romania fu la sorpresa dei Mondiali del 1981: bloccò sul pareggio il Brasile, eliminò l’Italia e sconfisse l’Inghilterra nella finale per il terzo posto. Queste ultime due partite furono decise da due reti di Romulus Gabor, attaccante poliedrico all’epoca solo ventenne che giocava nel piccolo club Corvinul Hunedoara, dove era stato svezzato da Mircea Lucescu, prima come partner offensivo e poi come allenatore. Ma la storia di Gabor inizia e finisce con quell’acuto giovanile: negli anni Ottanta che vedranno l’ascesa internazionale del calcio rumeno con la Steaua Bucarest, lui rimane fisso al Corvinul fino al 1991, facendo perdere quasi del tutto le tracce di sé.

In quel Mondiale giocò anche: BRYAN ROBSON (due campionati inglesi e una Coppa delle Coppe con il Manchester United; oltre 300 presenze coi Red Devils e 90 in Nazionale inglese)

Geovani (Messico 1983)

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A Bologna se lo ricordano bene, o meglio, male. Geovani da Silva si mise in mostra nella vittoria del Brasile sull’Argentina svettando su futuri campioni del mondo come Jorginho, Dunga e Bebeto. Regista dal tocco sopraffino, arrivò in Italia dal Vasco da Gama nel 1989 per 9 miliardi di lire, ma pareva solo l’ombra del potenziale fenomeno visto in Messico sei anni prima. A Bologna si allenava poco, ingrassava e giocava distrattamente, e dopo una sola stagione fu ceduto in Germania; passò il restò della carriera a gironzolare senza meta e senza successo e nel 1993, a soli dieci anni dalla sua affermazione al Mondiale Under-20, era già sostanzialmente un giocatore finito.

In quel Mondiale giocò anche: BEBETO (argento e bronzo olimpico, vincitore della Copa América e della Coppa del Mondo col Brasile; Pallone d’Oro sudamericano 1989; capocannoniere del campionato brasiliano, della Copa América, del torneo olimpico, della Liga spagnola e della Coppa delle Coppe)

Paulo Silas (URSS 1985)

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Al Mondiale, le sue prestazioni da rifinitore alle spalle delle punte avevano lasciato il segno su tutti gli osservatori; così, nel 1988, Paulo Silas approdò in Europa allo Sporting Lisbona e condusse una discreta stagione, garantendosi la convocazione per la Copa América. Giunse quindi in Italia, disputando un buon torneo con il Cesena e ottenendo una grande chance: il trasferimento alla Sampdoria fresca del titolo di campione d’Italia. E qui, alla prova del nove, Silas naufragò: una stagione con diverse presenze ma senza mai essere incisivo; anzi, si guadagnò addirittura la fama di grande iettatore, che convinsero la società intera a liberarsene a fine campionato. Da allora, la sua carriera è stata un infinito girovagare per il Sudamerica, con una sola occasionale puntata in Giappone.

In quel Mondiale giocò anche: JON ANDONI GOIKOETXEA (quattro volte campione di Spagna e una volta campione d’Europa con il Barcellona; calciatore spagnolo dell’anno 1991)

Robert Prosinecki (Cile 1987)

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Prosinecki non si discute: nell’interminabile tradizione degli inconcludenti fenomeni jusgoslavi, il regista croato è stato uno dei pochi a mettere d’accordo tutti sul suo indiscutibile talento. Punta di diamante della generazione d’oro che, dopo il titolo giovanile del 1987 era impredicata di conquistare quello europeo maggiore del 1992, Prosinecki visse in prima persona l’evento più tragico e sfortunato della storia del suo paese: dopo aver condotto la Stella Rossa a vincere la Coppa dei Campioni nel 1991 (anno in cui ricevette il Bravo come miglior giovane d’Europa), vide scoppiare la guerra nei Balcani, che spezzò in due la Jugoslavia e con essa ogni possibilità di trionfo per la propria squadra. Ebbe una più che discreta carriera in Spagna, seppur tra altri e bassi (Real Madrid, Oviedo, Barcellona, Siviglia), e infine nel 1998 una momentanea e decisa resurrezione, quando fu tra i protagonisti del clamoroso terzo posto della Croazia ai Mondiali di Francia. Ma che storia ancor più fantastica sarebbe potuta essere!

In quel Mondiale giocò anche: MATTHIAS SAMMER (due campionati tedeschi, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale con il Borussia Dortmund; un Europeo con la Germania; calciatore tedesco dell’anno nel 1995 e nel 1996; Pallone d’Oro europeo nel 1996)

Bismarck (Arabia Saudita 1989)

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Chi si ricorda il Mondiale Under-20 del 1989 rammenta il primo storico titolo del Portogallo, con Carlos Queiroz in panchina; ricorda che fu il torneo a cui presero parte il futuro milanista Leonardo il futuro bomber del Lione Sonny Anderson; rammenta forse il sorprendente quarto posto degli Stati Uniti. Di certo, a nessuno passa per la testa il nome di Bismarck Barreto Faria. Eppure, il suo inizio di carriera, in Nazionale e nel Vasco da Gama, fu folgorante, e in pochi anni questa punta era tra le più promettenti del campionato brasiliano, tanto che il ct Sebastião Lazaroni decide anche di includerlo nella rosa per i Mondiali del 1990 (insieme, tra gli altri, a Paulo Silas). Poi, nel 1993, Bismarck scelse di tentare la carta dell’estero, ma non in un club europeo: scelse il Giappone. Per otto stagioni fece faville alla periferia del mondo del calcio, e scomparì per sempre dai radar degli appassionati.

In quel Mondiale giocò anche: LEONARDO (un campionato con il Milan e una Coppa Intercontinentale con il São Paulo; vincitore della Coppa del Mondo, della Copa América e della Confederations Cup con il Brasile)

Emilio Peixe (Portogallo 1991)

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A guardarlo adesso non può che sembrare un clamoroso errore di battitura: come poteva essere lui, il miglior giocatore del torneo, in una squadra che annoverava Jorge Costa, Rui Bento, Toni, Rui Costa, João Pinto e Luis Figo? Emilio Peixe, mediano dello Sporting Lisbona, aveva in qualche modo stregato tutti e si era imposto come il più promettente in una generazione di fenomeni assoluti del calcio lusitano, tanto che subito dopo il Mondiale giovanile veniva convocato per la prima volta in nazionale maggiore. Eppure, ben presto si iniziò a capire che qualcosa non tornava: nel 1993 giocò l’ultimo match in Nazionale, quindi le sue presenze nello Sporting iniziarono a essere sempre meno, e a ventidue anni era già una comunissima riserva.

In quel Mondiale giocò anche: LUIS FIGO (otto campionati vinti tra Barcellona, Real Madrid e Inter; una Coppa delle Coppe e una Champions League; sei volte calciatore portoghese dell’anno; Pallone d’Oro europeo nel 2000 e FIFA World Player nel 2001)

Adriano (Australia 1993)

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Circa un decennio prima dell’Imperatore interista, un altro Adriano scosse il mondo delle meteore, vincendo sia il Pallone d’Oro giovanile sia il titolo di capocannoniere del Mondiale di categoria. Chi si fregò le mani era il Neuchatel Xamax, club svizzero che se n’era assicurato le prestazioni l’anno precedente con un sopraffino lavoro di scouting in Brasile. E invece, nessuno venne a richiedere Adriano e questo duttile centrocampista svernò sulle Alpi fino a che non decise di tornare a casa e ricominciare da zero. Solo che non ripartì mai: nel 2009 ha trovato la sua strada, divenendo presidente del club minore brasiliano Oeste Paulista, in cui aveva giocato le sue ultime stagioni da professionista, ormai al riparo dai riflettori.

In quel Mondiale giocò anche: DIDA (due campionati, una Copa Libertadores, due Champions League e due Mondiali per club vinti con Corinthians e Milan; una Coppa del Mondo, una Copa América, due Confederations Cup e un bronzo olimpico con il Brasile)

Caio (Qatar 1995)

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La prima estate di Massimo Moratti come presidente dell’Inter, nel 1995, si aprì con un doppio colpo verdeoro da 17 miliardi di lire: i giovani talenti Roberto Carlos e Caio. Quest’ultimo s’era appena rivelato ai Mondiali Under-20 come miglior talento del torneo e Moratti lo volle fortemente in squadra, ma fin da subito ci si rese conto che, sotto alla determinazione espressa a parole, Caio aveva ben poca sostanza. A Milano non vide praticamente mai il campo, fu girato al Napoli, dove giocò più di frequente ma senza mai segnare; infine, nel 1997, venne rimandato senza troppi complimenti in Brasile, dove non riuscì mai più a ritagliarsi una maglia da titolare. Nel 2003 ottenne a sorpresa una seconda possibilità con il piccolo club tedesco del RW Oberhausen, ma la sprecò malamente e se tornò al Botafogo dopo appena 15 partite e un gol.

In quel Mondiale giocò anche: RAÚL (sei campionati, tre Champions League e due Coppe Intercontinentali con il Real Madrid; cinque volte calciatore spagnolo dell’anno; due volte capocannoniere della Liga spagnola e due volte della Champions League)

Nicolás Olivera (Malaysia 1997)

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Attaccante dell’Uruguay finalista e del Defensor Sporting, arrivò a gennaio 1997 al Valencia, ma passando quasi del tutto inosservato. A quel punto, iniziò la sua carriera di bomber da seconda divisione, vivendo il suo periodo migliore al Siviglia, ma divenendo francamente un giocatore qualsiasi e praticamente sconosciuto fuori dalla Spagna. Nel 2014, a trentasei anni suonati e dopo una bel po’ di tempo passato in Messico, Olivera si è tolto la soddisfazione di essere nominato capocannoniere della Copa Libertadores con il suo Defensor, club in cui milita ancora oggi, a 41 anni.

In quel Mondiale giocò anche: JUAN ROMÁN RIQUELME (cinque campionati argentini, tre Coppe Libertadores e una Coppa Intercontinentale con il Boca Juniors; oro olimpico nel 2008; quattro volte calciatore argentino dell’anno e Pallone d’Oro sudamericano nel 2001)

Javier Pedro Saviola (Argentina 2001)

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Gli anni giovanili di Saviola sembravano preconizzare una carriera di tutt’altro respiro: a 9 anni, Adolfo Pedernera lo raccomanda al River Plate; a 16 anni, Ramón Díaz; a 18 è capocannoniere del campionato argentino di Apertura; a 20 porta l’Argentina a vincere il Mondiale giovanile in casa e viene nominato miglior giocatore; subito dopo il Barcellona spende 70 milioni di lire per acquistarlo, facendone il calciatore più costoso della storia del club, mentre Diego Maradona lo definisce come il proprio erede. A 23 anni, è già un talento smarrito, cosa che non gli impedisce di trovarsi ancora vari contratti “sulla fiducia” in squadre come Monaco, Siviglia, Real Madrid, Benfica, Malaga e Olympiakos, dove però non convince quasi mai fino in fondo. Nel 2014 si è concesso pure una fugace apparizione al Verona.

In quel Mondiale giocò anche: KAKÁ (un campionato italiano, una Champions League e un Mondiale per club con il Milan; una Coppa del Mondo e due Confederations Cup con il Brasile; capocannoniere della Champions League e della Confederations Cup, Pallone d’Oro europeo e FIFA World Player nel 2007)

Ismail Matar (Emirati Arabi Uniti 2003)

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Forse la scelta più bizzarra della storia del Mondiale Under-20: Ismail Matar, centrocampista ventenne dell’Al-Wahda, è stato il primo (e finora unico) calciatore arabo premiato come Pallone d’Oro del torneo, e l’unico premiato nonostante la sua nazionale non avesse raggiunto le semifinali. Negli Emirati Arabi ha sicuramente fatto la storia del calcio locale, con 131 presenze e 36 gol in Nazionale, ma la sua carriera non ha mai lasciato il Golfo, e anche tra gli esperti quasi nessuno ricorda di averlo mai sentito nominare.

In quel Mondiale giocò anche: ANDRÉS INIESTA (nove campionati spagnoli, tre Champions League e tre Mondiali per club con il Barcellona; due Europei e una Coppa del Mondo con la Spagna; calciatore spagnolo dell’anno 2009)

Dominic Adiyiah (Egitto 2009)

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Nella seconda metà degli anni Duemila, specie dopo l’ottimo Mondiale del 2006, il Ghana era sulla bocca di tutti e la clamorosa conquista del titolo Under-20 non fece che gettare benzina sul fuoco. Il Milan di Adriano Galliani ci si fiondò subito, sborsando 1,4 milioni di euro per assicurarsi questo promettente centrocampista all’epoca impegnato nel campionato norvegese. Eppure, come una cotta adolescenziale, l’infatuazione per il nuovo asso del calcio africano si spense subito: dopo una stagione con più panchina che campo alla Reggina, il Milan già lo girava in prestito al Partizan Belgrado con diritto di riscatto, che i serbi non avrebbero però esercitato. Il ghanese ha lasciato l’Italia alla chetichella nel 2012, prendendo la via dell’Oriente: prima Ucraina, poi Kazakhistan, quindi Thailandia. E da allora non se n’è più saputo nulla.

In quel Mondiale giocò anche: JORDI ALBA (cinque campionati, una Champions League e un Mondiale per club con il Barcellona; un Europeo con la Spagna)

Henrique (Colombia 2011)

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Passano gli anni, ma il Brasile non ha mai smesso di regalare al mondo tante fregature quanti campioni. Henrique Almeida Caixeta Nascentes, di ruolo punta, ebbe l’indubbio merito di emergere in un contesto densissimo di talento, affiancato da gente come Juan Jesus, Fernando, Casemiro, Willian, Oscar e Coutinho. Ciò che gli mancò, invece, fu il passo successivo, perché la sua carriera non decollò mai e per anni è sempre e solo stato un giocatore da prestiti, che raramente è riuscito a raccimolare almeno 30 partite in una stagione. L’anno scorso, il Botafogo lo ha parcheggiato ai portoghesi del Belenenses, dove è sceso in campo solamente una volta. Cosa ci avevano visto, in lui, i giudici del Mondiale 2009?

In quel Mondiale giocò anche: ANTOINE GRIEZMANN (una Europa League con l’Atletico Madrid; una Coppa del Mondo con la Francia; miglior giocatore e capocannoniere dell’Europeo 2016, miglior giocatore della Liga spagnola 2016 e miglior giocatore dell’Europa League 2018)

Adama Traoré (Nuova Zelanda 2015)

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Nel 2015, Adama Traoré faceva davvero sperare bene, dopo la prima ottima stagione da titolare nel Lille e l’altrettanto positivo Mondiale Under-20, a cui era seguito il trasferimento al Monaco, club che negli anni ha lanciato tanti giovani talenti. La prospettiva, speravano tutti, era quella di un nuovo Seydou Keita, il fuoriclasse anch’esso maliano messosi in mostra ai Mondiali giovanili del 1999. Invece, Traoré ha sempre faticato a trovare spazio nel club francese, finendo in un turbinio di prestiti senza senso che ne hanno svilito il valore. Oggi, a ventiquattro anni, è reduce da una stagione da fantasma nel Cercle Brugge, con appena otto presenze in campionato belga.

In quel Mondialie giocò anche: GABRIEL JESUS (due campionati con il Manchester City; un oro olimpico nel 2016)

Dominic Solanke (Corea del Sud 2017)

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Molto probabilmente è ancora troppo presto per dire se la carriera della stella del torneo di due anni fa – l’attaccante inglese Dominic Solanke, ventidue anni il prossimo settembre – sia stata inferiore alle aspettative. Però, è difficile ignorare che, a due stagioni dall’affermazione nel Mondiale Under-20, Solanke non abbia ancora dimostrato il suo talento nelle squadre di club: subito dopo il torneo lasciò il Chelsea, dove era cresciuto, per il Liverpool, ma senza riuscire mai a convincere Jurgen Klopp, nonostante un impiego piuttosto alto (27 partite disputate nella sua prima stagione) e, dopo aver fatto solo panchina nell’ultima stagione, a gennaio è passato al Bournemouth, dove in sei mesi ha collezionato appena 10 sterili presenze. Molto poco, se confrontato con altri colleghi emersi nel Mondiale del 2017 come Lautaro Martinez, Ruben Dias o Rodrigo Bentancur.

In quel Mondiale giocò anche: RODRIGO BENTANCUR (quattro campionati vinti con Boca Juniors e Juventus)

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