Il Mondiale femminile 2019 in 24 nomi

Tra il 7 giugno e il 7 luglio 2019 si terrà in Francia l’ottavo Mondiale di calcio femminile, al termine di una stagione in cui questo sport si è finalmente conquistato grande spazio nei media, in Italia e all’estero. Il torneo si disputerà per la prima volta in Francia e per la terza in Europa (in precedenza si era giocato in Svezia nel 1995 e in Germania nel 2011, con le vittorie di Norvegia e Giappone), e attualmente il titolo è detenuto dagli Stati Uniti, che sono anche la nazionale che ha vinto più volte il trofeo iridato: nel 1991 in Cina, nel 1999 in casa, e nel 2015 in Canada – oltre a detenere anche sia il record assoluto di medaglie olimpiche vinte sia quello delle medaglie d’oro.

Estefanía Banini (Argentina)

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Che tu sia maschio o femmina poco importa: la maglia numero 10 dell’Argentina – quella di Diego Armando Maradona e Leo Messi – ha un peso che va oltre ciò che potrebbe dire una bilancia. Estefanía Romina Banini, però, ha le spalle giuste per sostenerla: regista di centrocampo con grandi abilità d’impostazione, si è accorta presto che l’Argentina – ancora molto indietro sul calcio femminile, rispetto ad altre nazioni sudamericane – le stava stretta, e così dopo l’ottima prestazione del Campionato Sudamericano del 2010, concluso al quarto posto, Banini si è trasferita in Cile nel Colo-Colo, con cui ha vinto poi la Copa Libertadores. La sua carriera l’ha portata a girare il mondo, passando dal Washington Spirit, dal Valencia e, nell’ultima stagione, dal Levante, confermando sempre pregi e difetti del suo incredibile talento.

Samantha Kerr (Australia)

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Nella crescita del calcio australiano degli ultimi anni, un ruolo non secondario è rivestito dalle donne, e tra esse va sicuramente riconosciuta l’importanza di Sam Kerr. Nata mezzala destra, ha fin da subito dimostrato capacità tecniche eccezionali e una propensione naturale alla fase offensiva, che l’hanno portata ad avvicinarsi sempre più alla porta avversaria e che, oggi, ne fanno una delle più prolifiche punte in circolazione. A soli diciassette anni, nel 2010, era già una pedina fondamentale nella nazionale, che per la prima volta conquistava la Coppa d’Asia. Nel 2017, alla sua terza stagione con lo Sky Blue FC, è stata premiata come MVP del campionato nordamericano e come calciatrice asiatica dell’anno; nel corso della stagione seguente si è trasferita nel Chicago Red Stars e ha ottenuto il riconoscimento più importante della sua carriera, il premio come Young Australian of the Year, per la prima volta assegnato a una giocatrice di calcio.

Marta (Brasile)

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Nell’ultimo ventennio, nessuna ha avuto l’impatto di Marta sul modo di giocare il calcio in ambito femminile: velocità e agilità impressionanti, tecnica fuori dal comune e dribbling raffinati ne hanno fatto l’atleta più spettacolare di questo sport, e una delle sportive più conosciute al mondo. Oltre ad aver portato il Brasile a competere a livello mondiale anche tra le donne (due argenti olimpici, nel 2004 e nel 2008, e un secondo posto ai Mondiali nel 2007, oltre a tre titoli contintentali, l’ultimo vinto nel 2018), Marta è divenuta una sorta di ambasciatrice globale del calcio femminile, incarnando l’ideale del numero 10 e ricordando, per capacità di essere determinante quasi da sola, alcuni campionissimi del calcio maschile come Maradona e Pelé. Tra il 2006 e il 2010 ha vinto cinque FIFA World Player consecutivi, e si è piazzata sul podio in altre sei occasioni, e detiene inoltre il record assoluto di gol segnati nei mondiali di calcio, con 15 reti. Oggi, nonostante abbia già trentatré anni, la fuoriclasse dell’Orlando Pride resta tra le migliori al mondo e il Brasile non può prescindere dal suo estro.

Madeleine Ngono Mani (Camerun)

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Ngono Mani è una leggenda nel calcio femminile camerunense: dopo essere stata una delle pioniere di questo sport in patria, nel 2003, ancora ventenne, approdò in Europa con la maglia del Saint-Étienne, iniziando una lunga carriera nel campionato francese. Dal suo debutto in nazionale, nel 2002, ha portato il Camerun a diventare una delle nazioni più competitive nel panorama africano, pur senza mai riuscire a vincere un titolo (tre volte quarta, tre volte terza, e tre volte seconda in Coppa d’Africa). Attualmente, a trentacinque anni, è la primatista sia per presenze che per reti con la maglia della nazionale, tra le convocate per Francia 2019.

Christine Sinclair (Canada)

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Gli anni ormai sono quasi trentasei, ma per Christine Sinclair il tempo non sembra passare mai: attaccante completa sotto ogni aspetto, la canadese del Portland Thorns è una delle più grandi leggende del calcio nordamericano, con 280 presenze e 180 reti in nazionale, quattro Mondiali e tre tornei olimpici disputati. Nulla sembra essere cambiato da quando, nel 2010, portò il Canada sul gradino più alto del torneo nordamericano CONCACAF, segnando il gol decisivo in finale contro il Messico: nel 2016, una sua rete sconfiggeva le padrone di casa del Brasile nel torneo olimpico di Rio, nel match valevole per la medaglia di bronzo; nel 2018, di nuovo, apriva le marcature nella semifinale continentale contro Panama, conquistandosi un’altra storica finale. Christine Sinclair, semplicemente, è il calcio canadese.

Christiane Endler (Cile)

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Nel calcio è sempre raro che sia un portiere ad attirare l’interesse generale, ma per Christiane Endler – madre cilena e padre tedesco – occorre fare un’eccezione: indirizzata verso il ruolo dall’ex-estremo difensore della nazionale maschile Marco Cornez, Endler si è subito fatta notare per uno stile estremamente moderno, che unisce una formidabile reattività – che si nota soprattutto nei calci di rigore – all’abilità nei passaggi, che hanno portato molti a paragonarla al tedesco Manuel Neuer. Le sue prestazioni sono state decisive sia con la maglia del Paris Saint-Germain, dove è arrivata a ventisei anni nel 2017, sia negli ottimi risultati ottenuti dal Cile negli ultimi anni, con il terzo posto nel Campionato Sudamericano del 2010 e il secondo posto raggiunto nell’edizione casalinga del 2018.

Wang Shuang (Cina)

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Se, a livello maschile, la Cina stenta ancora ad affermarsi, tra le donne può senza dubbio contare su una stella assoluta come Wang Shuang: emersa in patria tra il 2016 e il 2017, vincendo due campionati con il Dalian Quanjian e due titoli come calciatrice cinese dell’anno, nel 2018 è stata premiata come miglior calciatrice asiatica e ha firmato per il Paris Saint-Germain. Centrocampista con il vizio del gol, in Europa ha confermato quanto di buono si diceva di lei, e oggi è tra le calciatrici più interessanti del Mondiale, dopo il terzo posto ottenuto con la Cina nel torneo continentale dell’anno scorso.

Ji So-yun (Corea del Sud)

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Il calcio femminile sudcoreano non è tra i più competitivi d’Asia, ma può fare affidamento su una calciatrice di primissimo piano come Ji So-yun, una ragazza che nella sua carriera ha già infranto diversi record: ha esordito in nazionale maggiore a soli 15 anni, nel 2006; è stata la più giovane autrice di un gol e di una doppietta con la maglia della Corea del Sud, e la prima coreana a mettere a segno una tripletta nella fase finale di una competizione FIFA. Nel 2010 è stata protagonista nello storico terzo posto della Corea del Sud ai Mondiali Under-20 e, quattro anni dopo, si è trasferita al Chelsea, club con il quale ha vinto due campionati, due FA Cup e un titolo come miglior calciatrice dell’anno del campionato inglese, nel 2015.

Eugénie Le Sommer (Francia)

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Difficile scegliere un solo nome nella Francia, una nazionale che mescola l’esperienza di elementi come il portiere Sarah Bouhaddi e la centrocampista Élise Bussaglia alle nuove leve dominatrici degli ultimi tornei giovanili mondiali ed europei, tra cui spicca la trequartista Delphine Cascarino. L’ossatura delle transapline è senza dubbio l’Olympique Lyon, vincitore sia della Ligue 1 sia delle ultime quattro edizioni della Champions League, in cui fanno bella mostra in attacco due fuoriclasse come Amandine Henry ed Eugénie Le Sommer. Quest’ultima, in particolare, a soli trent’anni è già un’autentica leggenda del calcio francese, sia per quello che realizza in campo – nasce come trequartista, ma è ormai un’attaccante completa con oltre 70 reti all’attivo in nazionale e 300 in carriera – sia per il suo ruolo fuori, specialmente dopo la nomina la scorso ottobre nel comitato direttivo dell’UNFP, il sindacato del calcio professionistoco francese.

Dzsenifer Marozsán (Germania)

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Nata in Ungheria, ma cresciuta in Germania, Marozsán ha ventisette anni ed è il capitano della nazionale tedesca di calcio, quella con la maggiore tradizione a livello europeo: sette titoli continentali e due mondiali, anche se è dal 2013 che la Germania non conquista un trofeo. La regista del Lyon si è messa inizialmente in mostra con la maglia del Frankfurt, con cui nel 2015 vinse la Champions League, affermandosi come una centrocampista dotata di una grande visione di gioco, elemento imprescindibile tanto nel club quanto nella nazionale. Tra i trofei individuali che ha vinto figurano quelli come calciatrice tedesca dell’anno e come miglior calciatrice del campionato francese, conquistati entrambi sia nel 2017 che nel 2018.

Jody Brown (Giamaica)

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La Giamaica è stata la rivelazione del torneo nordamericano CONCACAF del 2018, nel quale ha raggiunto il terzo posto e la qualificazione al Mondiale francese. Ciò che stupisce ancora di più della formazione caraibica è che la sua giocatrice più determinante, per qualità di gioco e reti segnate – quattro in tutto il torneo: solo la canadese Adriana Leon e la statunitense Alex Morgan hanno fatto meglio – è stata una ragazzina di appena sedici anni. Jody Brown, che al momento gioca a calcio nella squadra della Montverde Academy – la high school che frequenta in Florida – è oggi la grande speranza del calcio giamaicano, e una delle più giovani calciatrici di Francia 2019.

Saki Kumagai (Giappone)

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Kumagai aveva già tre anni di esperienza in nazionale, quando la squadra trascinata da Homare Sawa vinceva a sorpresa i Mondiali del 2011. Se Sawa era la leader offensiva, per capacità tecniche ed esperienza, Kumagari aveva il controllo della fase difensiva in quanto mediano, grazie alle sue doti atletiche e al carisma, che le hanno permesso, anni dopo, di ereditare la fascia di capitano dalla compagna. Oggi, la centrocampista difensiva del Lyon è il punto di riferimento di una squadra che forse non avrà più la compattezza e la brillantezza di quella delle precedenti due kermesse iridate, ma che ha comunque vinto le ultime due edizioni della Coppa d’Asia e che può sicuramente giocare il ruolo dell’outsider.

Lucy Bronze (Inghilterra)

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La patria del calcio ha sempre avuto difficoltà ad affermarsi come nazionale, sia in ambito maschile che, ancora di più, in quello femminile. Ma negli ultimi anni le ragazze inglesi sembrano aver colmato gran parte del gap con le formazioni più quotate del pianeta, come testimoniano il terzo posto ai Mondiali del 2015 e il quarto agli Europei del 2017. Buona parte del merito va a Lucy Bronze, terzino destro della corazzata Olympique Lyon ed ex-Mancheter City, che al momento è forse il miglior difensore al mondo, accomunando sia ottime doti di copertura sia qualità più offensive come il cross e il tiro dalla distanza.

Sara Gama (Italia)

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Indubbiamente, le stelle dell’ultima Serie A femminile sono state Cristiana Girelli, Valentina Giacinti e Barbara Bonansea. Tuttavia l’elemento più esperto e rappresentativo dell’Italia non può che essere il terzino destro Sara Gama, anche lei in forza alle campionesse nazionali della Juventus, ma con un importante passato in Brescia e Paris Saint-Germain. Gama, che è nata a Trieste nel 1989 da padre congolese e madre italiana, è oggi il miglior simbolo possibile per il calcio femminile italiano: dallo scorso ottobre è consigliere della Federcalcio, ed è l’unica italiana inserita dall’azienda di giocattoli Mattel nella lista delle donne considerate “fonte d’ispirazione per le generazioni di ragazze del futuro”.

Asisat Oshoala (Nigeria)

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Sono undici i titoli continentali vinti dalla Nigeria, su tredici tornei disputati. Negli ultimi cinque anni, la stella della squadra è stata la punta Asisat Oshoala, che si è imposta come la giocatrice africana più forte in circolazione, e forse più forte di sempre. Nel 2017 ha sorpreso tutti, accettando il ricco contratto offertole dal club cinese Dalian Quanjian e lasciando così l’Arsenal: in Cina ha disputato però una sola stagione, a ritmi realizzativi travolgenti, portando la sua squadra a vincere il campionato. Ha quindi fatto ritorno in Europa, sposando il progetto del Barcellona, con cui quest’anno si è piazzata seconda nella Liga e in finale di Champions League, segnando l’unico gol della sua squadra nella sconfitta contro il Lyon.

Caroline Graham Hansen (Norvegia)

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Di norma, qua ci sarebbe dovuto essere un solo nome possibile, quello dell’attaccante del Lyon Ada Hegerberg, detentrice del Pallone d’Oro. Ma Hegerberg ha dato l’addio alla nazionale, nonostante abbia solo 24 anni, a causa dei dissidi con la Federcalcio norvegese, rea di non riconoscere abbastanza rispetto alle calciatrici. Senza la sua stella, la Norvegia resta una squadra temibile, soprattutto grazie a Caroline Graham Hansen, ventiquattrenne punta del Wolfsburg campione di Germania e una delle principali realizzatrici della nazionale scandinava, che per la prossima stagione ha già firmato con il Barcellona. Oltre a lei, comunque, la Norvegia può fare affidamento su una squadra solida costruita su giocatrici come il difensore Maren Mjelde del Chelsea, la centrocampista del Wolfsburg Kristine Minde, e le attaccanti Emilie Haavi, Isabell Herlovsen ed Elise Thorsnes, tutte e tre impiegate nel campionato locale.

Abby Erceg (Nuova Zelanda)

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Padre di origine croata e madre maori, Abby Erceg incarna le due anime della Nuova Zelanda, e forse è proprio per questo che riesce a esercitare una leadership così forte sulle sue compagne, che guida dalla difesa. Le sue prestazioni con la nazionale l’hanno portata, nel 2009, a lasciare l’Oceania per firmare con l’Espanyol, e successivamente ha giocato in Australia e Germania, prima di trovare la propria dimensione nel campionato statunitense, in particolare con il North Caroline Courage, che nel 2018 ha trascinato al titolo nazionale, venendo anche premiata come miglior difensore del torneo.

Lieke Martens (Paesi Bassi)

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Se le olandesi sono state la rivelazione degli ultimi anni del calcio europeo – divenendo la prima nazionale a togliere, nel 2017, il titolo continentale alla Germania, dopo sei trionfi consecutivi – molto lo devono alla fantasiosa punta Lieke Martens, che proprio dopo l’Europeo si è accasata al Barcellona, che quest’anno ha condotto al secondo posto nella Liga e alla finale della Champions League. Martens è la fuoriclasse che può alterare gli equilibri di una partita e una delle calciatrici del momento, soprattutto se inserita in un contesto di grandi potenzialità offensive, assieme a Danielle van de Donk e Vivianne Miedema dell’Arsenal, e a Shanice van de Sanden dell’Olympique Lyon.

Kim Little (Scozia)

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Questo, per la Scozia, sarà il primo mondiale della storia, e tutte le possibilità di fare una buona impressione passano dai piedi di Kim Little, la mezzala dell’Arsenal da cui dipendono le sorti della pericolosità dell’attacco scozzese. Little si è affermata come calciatrice prima in Australia che in Europa, compiendo un percorso un po’ insolito, ma successivamente è diventata una delle giocatrici più note del Regno Unito – di cui ha difeso i colori durante le Olimpiadi londinesi del 2012 – vincedo quattro campionati con la maglia dell’Arsenal e altrettanti titoli come calciatrice britannica dell’anno.

Jennifer Hermoso (Spagna)

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Con leggero ritardo rispetto ai colleghi maschi, anche le ragazze della Spagna sembrano ormai pronte a fare il grande salto per vincere un importante trofeo: oggi, il calcio femminile spagnolo è il meglio organizzato e il più competitivo d’Europa, considerando i club, subito dopo quello francese; e oltre alle stelle già affermate, tanti talenti stanno emergendo (come Claudia Pina e Patri Guijarro del Barcellona). Il presente è Jennifer Hermoso, meglio nota come Jenni, prima punta in stile spagnolo – più tecnica che fisica, sul modello del falso 9 – e tra le giocatrici più determinanti in Europa, curriculum alla mano: ha vinto un campionato con il Rayo Vallecano nel 2011, due campionati e due coppe nazionali con il Barcellona tra il 2014 e il 2017, una Coppa di Francia con il Paris Saint-Germain nel 2018, e di nuovo un campionato quest’anno con l’Atletico Madrid.

Alex Morgan (Stati Uniti)

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Non c’è ombra di dubbio che Alex Morgan sia, al momento, la calciatrice più famosa e influente al mondo: ultima discendente della tradizione delle straordinarie punte degli Stati Uniti, a partire dalla leggendaria Mia Hamm, l’attaccante dell’Orlando Pride sta vivendo un periodo di forma eccezionale e una continua crescita, che a trent’anni ne fanno una calciatrice tra le più forti e continue al mondo, grazie alla sua velocità, alla tecnica e al grande fiuto del gol. In aggiunta a questo, Morgan è una star a tutto tondo, impegnata sia nel sociale che sul fronte della cultura: negli ultimi anni ha pubblicato una serie di romanzi sul calcio femminile dedicati alle adolescenti, che di recente sono stati trasformati in una serie tv, The Kicks.

Thembi Kgatlana (Sudafrica)

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Attaccante piccola ma energica, Thembi Kgatlana si è messa in mostra come una delle maggiori promesse del calcio africano nel corso del 2016, esordendo nella nazionale allenata da Vera Pauw e prendendo parte al torneo olimpico di Rio de Janeiro. Due anni dopo, proprio la Pauw decideva di portarla allo Houston Dash, nel campionato nordamericano, club del quale aveva appena preso la panchina: l’esperienza di Kgatlana negli Stati Uniti è stata troppo breve, però, per darle il tempo di ambientarsi; l’ottima prestazione nella Coppa d’Africa disputatasi a fine 2018 – in cui è arrivata in finale ed è stata premiata come capocannoniere, e successivamente come calciatrice africana dell’anno – le hanno però dato lo slancio per il trasferimento nel campionato cinese con il Beijing BG Phoenix. Questo Mondiale rappresenta per lei, che ha solo ventitré anni, un’ottima occasione per rientrare nel giro del calcio occidentale.

Kosovare Asllani (Svezia)

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La nazionale scandinava si trova al momento in un periodo di rinnovamento: dopo i numerosi successi del passato recente – terzo posto ai Mondiali del 2011 e agli Europei del 2013, medaglia d’argento a Rio 2016 – la Svezia ha dovuto affrontare il ritiro della fuoriclasse Lotta Schelin, e si ritrova ora con altre veterane ormai prossime all’addio, come Caroline Seger e Nilla Fischer. Con una squadra quasi completamente rinnovata rispetto a quattro anni fa, la Svezia punta molto sull’emergente attaccante Stina Blackstenius del Montpellier e, soprattutto, sulla compagna di reparto Kosovare Asllani, ventinovenne attaccante del Linkopings ed ex-Chicago Red Stars, Paris Saint-Germain e Manchester City. Di origine kosovara, Asllani accomuna doti fisiche a quelle tecniche e in patria è stata spesso paragonata a Zlatan Ibrahimovic; divenendo molto nota nel 2013, dopo essere apparsa come protagonista di un documentario della tv svedese dedicato al calcio femminile.

Kanjana Sungngoen (Thailandia)

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Il quarto posto nella Coppa d’Asia del 2018 è stato un risultato storico per la Thailandia, che non arrivava così avanti nella competizione dal terzo posto del 1986. Decisiva nei risultati della nazionale asiatica è indubbiamente la veloce ala trentaduenne Kanjana Sungngoen, in forza al Bangkok, veterana e goleador già protagonista del percorso di qualificazione ai precedenti Mondiali 2016 e oggi giunta probabilmente all’ultimo grande evento della sua carriera.

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