Il primo samurai

“All’ombra dei fiori, nessuno è straniero.” – Issa

Ci si ricorda prima di tutto di Hidetoshi Nakata, che con un gol in un scontro diretto con la Juventus indirizzò uno storico campionato tra le mani della Roma; gli appassionati più incalliti, ricordano Kazuyoshi Miura, che fece pratica in Brasile e poi, nel 1994, si accasò al Genoa e, più tardi, alla Dinamo Zagabria, e che oggi, alla veneranda età di 52 anni, gioca ancora come professionista allo Yokohama FC. Ma se la patria europea dei calciatori giapponesi è la Bundesliga, il merito è di Yasuhiko Okudera, il primo giapponese del calcio europeo.

Pochi calciatori possono realmente essere definiti “pionieri”, e Okudera è uno di loro: ai suoi tempi, il Giappone era oltre la periferia del calcio mondiale: una nazione che stava fuori dai radar degli appassionati, che non partecipava ai Mondiali – poteva vantare solo una sorprendente quanto irrilevante vittoria sulla Svezia alle Olimpiadi del 1936 e la poco considerata medaglia di bronzo a quelle del 1968, trascinata dai gol di Kunishige Kamamoto – e ancora non sborsava stipendi faraonici per portare nel proprio campionato le stelle al tramonto del calcio brasiliano o europeo. Nell’estate del 1977, Okudera era solamente un impiegato venticinquenne dell’azienda elettrica Furukawa, e con il club di football della società aveva concluso una stagione particolarmente proficua, che comportava una prestigiosa tournée estiva in Europa. Un signore tedesco di nome Hennes Weisweiler lo vide allenarsi e lo avvicinò, per proporgli di restare a giocare in Germania. Weisweiler aveva quasi sessant’anni, la faccia dura del tedesco tipo, e alle spalle una storia che, una volta saputa, era difficile ignorare: tre titoli nazionali vinti sulla panchina del Borussia Moenchengladbach, dove aveva consacrato fenomeni come Berti Vogts, Gunter Netzer, Rainer Bonhof, Jupp Heynckes, Uli Stielike e Allan Simonsen; aveva allenato il Barcellona di Cruijff e Neskeens, e da un anno aveva fatto ritorno a Colonia, piazzandolo subito al quinto posto in campionato.

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Okuder in azione in Bundesliga, con la maglia del Colonia. Nella sua esperienza europea conta 313 presenze ufficiali e 41 gol realizzati; col Giappone, le presenza sono 32 con 9 reti all’attivo, ma durante la sua permanenza in Bundesliga non giocò mai in nazionale.

Quella proposta creò un mezzo caso, in Giappone: il Furukawa non voleva perdere il suo giocatore, col rischio che andasse in Europa a fare panchina e tornasse a casa fuori allenamento; la famiglia di Okudera non voleva che se ne andasse, perché in caso di fallimento avrebbe perso il suo impiego nell’azienda di Yokohama. La Federazione calcistica giapponese dovette intervenire con la Furukawa perché garantisse a Okudera che, al suo ritorno, avrebbe potuto riottenere il posto: l’occasione del primo asiatico in Europa era troppo importante per lasciarsela scappare.

Al suo arrivo a Colonia, si trovò in una squadra che Weissweiler aveva organizzato meticolosamente, e che si reggeva sulle spalle del portiere Toni Schumacher e della punta Dieter Müller. Posizionato sull’ala, divenne una delle pedine più utilizzate e, pertanto, uno degli indiscussi protagonisti dello scudetto: il secondo (e, finora, ultimo) della storia del club, accoppiato alla vittoria della coppa nazionale. Okudera passò tre stagioni a Colonia, segnando 21 reti totali tra cui una, storica, in semifinale di Coppa dei Campioni al Nottingham Forest nel 1979. Passò per una sola stagione all’Herta Berlino, accettando di giocare in Zweite Bundesliga, ma sfiorando subito la promozione nella massima serie tedesca, a favore del Werder Brema allenato da Otto Rehhagel, che l’anno successivo lo volle in squadra. Okudera restò a Brema fino al 1986, raggiungendo il secondo posto in tre differenti occasioni, subito dietro a corazzate come l’Amburgo di Felix Magath e Horst Hrubesch, che nel 1983 si portava a casa la Coppa dei Campioni, e il Bayern Monaco di Jean-Marie Pfaff, Klaus Augenthaler, Lothar Matthaus e Dieter Hoeness.

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Dettmar Cramer, primo allenatore straniero della nazionale giapponese, nei primi anni Sessanta. In seguito, fu assistente di Helmut Schon sulla panchina della Germania Ovest, allenatore di Egitto e Stati Uniti, e poi di vari club tedeschi, tra cui il Bayern Monaco.

Quando tornò a casa, a chiudere la carriera dove l’aveva lasciata, col Furukawa Electric, Yusuhiko Okudera lo fece da eroe. Aveva chiudo un cerchio che legava il calcio nipponico a quello tedesco, aperto negli anni Sessanta da Dettmar Cramer, giovane allenatore renano che si era seduto sulla panchina del Giappone prima di condurre il Bayern Monaco sul tetto del mondo nel 1976. Nel 1978, il sudcoreano Cha Bum-kun approdava al Darmstadt e, un anno dopo, diventava una colonna dell’Eintracht Francoforte, con cui avrebbe vinto anche una Coppa Uefa, e la Germania diventa ufficialmente la seconda casa dei calciatori asiatici. Nel 1981, in Giappone debuttava il manga Capitan Tsubasa, divenuto celebre in Italia come Holly e Benji: il fumetto di Yohishi Takahashi prendeva le distanze dal calcio di Akakichi no Eleven di Ikki Kajiwara, uscito undici anni prima e conosciuto da noi come Arrivano i Superboys, e lo portava in una dimensione più popolare e favolistica che sembrava trarre spunto proprio dall’incredibile avventura di Yusuhiko Okudera. A conclusione della seconda serie del manga, Capitan Tsubasa Word Youth, edita dal 1994 al 1997, la generazione di giovani talenti giapponesi si appresta a cimentarsi con il calcio europeo; uno dei protagonisti, il portiere Genzo Wakabayashi (il Benij della versione italiana) andrà a giocare proprio in Germania, all’Amburgo.

 

Fonti

D’ORSI Enzo, Calcio – Giappone, Enciclopedia dello Sport Treccani

FRANCE Sam, Yasuhiko Okudera, Japanese football’s first overseas pioneer, These Football Times

Meet the Bundesliga Legends: Yasuhiko Okudera, Bundesliga.com

Okudera, Sawa inducted into AFC Hall of Fame, Japan Times

Yasuhiko Okudera: I learnt by playing abroad, Fifa.com

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