Fausto, un brasiliano a Barcellona

Dici Brasile e dici calcio. Dici Pelé, dici Ronaldo, dici Neymar. Questi tre, insieme a innumerevoli altri campioni verdeoro hanno una cosa in comune oltre alla classe sopraffina: il colore della pelle.

Non è sempre stato facile giocare a calcio in Brasile, se eri nero, anche se adesso la cosa ci sembra un assurdo controsenso: il calcio delle origini, nella terra della samba, era una questione di distinzione sociale, da un lato le squadre dei ricchi bianchi e dall’altro quelle dei poveri neri. Per lungo tempo, una legge voluta dal presidente Epitacio Pessoa nel 1921 vietò ai neri la possibilità di giocare con la nazionale, se non per rari casi (Arthur Friedenreich potè trovare spazio nelle prime edizioni della Copa America perché era un attaccante fenomenale e perché, al di là della pelle scura, suo padre era per lo meno di origine tedesca; e doveva comunque stirarsi i capelli per sembrare “meno negro”). Fausto Dos Santos fu una di quelle eccezioni, visto che di mediani come lui all’epoca non è che ce ne fossero tanti: nelle foto del Brasile ai Mondiali 1930 lo si nota facilmente, è l’unico nero.

In quella squadra, che poteva vantare punte di valore come Preguinho -tre gol in due partite in Uruguay- e soprattutto la stella del Santos Araken, Fausto era il corrispettivo brasiliano dell’uruguagio Andrade, del quale aveva preso anche il soprannome, a Maravilha Negra. Dopo il torneo prese parte a una tournée europea con il suo Vasco da Gama, giocando talmente bene da venire contattato dal Barcellona assieme al compagno di squadra Jaguaré, di ruolo portiere.

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Fausto in maglia Vasco da Gama.

 

Il vantaggio di trasferirsi in Spagna consisteva nel poter vivere di calcio: in Brasile ancora non esisteva il professionismo -che sarebbe giunto solo nel 1933, rompendo così la netta divisione tra il calcio aristocratico dei bianchi e quello letteralmene proletario dei neri- mentre in Europa sì. L’aspetto negativo era che la legge spagnola impediva agli stranieri di giocatore nel campionato locale, quindi o facevano richiesta di ottenimento della cittadinanza, o niente contratto. La neonata Repubblica già vacillava sotto la minaccia del razzismo e del fascismo, e i due pensarono bene di evitare guai: poche partite amichevoli, il tempo di vincere una Copa Catalunya, e poi via. Jaguaré andò a Marsiglia e divenne un mito, Fausto prima optò per gli svizzeri della Juventus di Zurigo, e poi tornò in Sudamerica, con le maglie di Vasco, Nacional Montevideo e Flamengo.

Si sa poco di Fausto Dos Santos, se non che fu molto impegnato per tutta la sua carriera per il riconoscimento dei suoi diritti di giocatore professionista, al punto da arrivare a fare causa alla società del Flamengo. Si sa che fu il primo calciatore nero della storia del Barcellona e primo brasiliano in Catalunya, anche se non giocò mai un incontro ufficiale in blaugrana. Non si sa come si ammalò: a 34 anni, nel 1939, mentre era di fatto ancora in attività, morì di tubercolosi dopo una lunga degenza in ospedale a Rio de Janeiro. Laggiù, il calcio gli deve molto, anche se non molti lo sanno.

Fonti

AA VV, La nascita del calcio in Sudamerica, Storie di calcio

DEMURU Paolo, Cultura e calcio, tra Italia e Brasile, Futbologia

-FONTES Paulo BUARQUE DE HOLLAND Bernardo, The Country of Football: Politics, popular culture and the beautiful games in Brazil, Hurst Publishers

SILVA Ramssés, Fausto Dos Santos, a “Maravilha Negra”, Historia do Futebol

-WILSON Jonathan, Il portiere: vite di numeri 1, Isbn Edizioni

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