La footballizzazione della politica

“La politica è diventata una sottospecie del calcio, con i suoi giocatori, arbitri, sostenitori, selezionatori e cannonieri.” – Bernard-Henry Lévy

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Cos’è successo all’uomo del domani?

Nel 2014, era opinione abbastanza diffusa che Gareth Bale – un ragazzo di venticinque anni nato a Cardiff, affermatosi come terzino sinistro al Southampton e trasformatosi in ala sinistra al Tottenham – fosse un dei giocatori più determinanti del mondo. Di più: che fosse il prototipo del giocatore del domani, unendo in un mix perfetto straordinarie capacità atletiche a una tecnica che pochi al mondo potevano non invidiargli. Oggi, il suo curriculum segna più infortuni che trofei vinti (e Bale, di trofei, ne ha vinti parecchi). Pochi giorni fa era sul punto di trasferirsi in Cina e adesso pare non lo voglia più nessuno.

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Pelé: La Serie – Episodio 1

“La povertà era chiedersi che cosa sarebbe successo se non fossimo riusciti a mettere insieme abbastanza denaro per la legna. La povertà era lesinare, e persino odiare ogni pezzetto di legna che veniva ingoiato dalla fornace di quella stufa. La povertà è essere derubati di ogni rispetto e fiducia in se stessi. La povertà è paura. Non paura della morte, paura di vivere.” – Pelé

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Asparuhov: il clamore e il silenzio

Era il derby scudetto, ma lo era solo sulla carta. Per vincere il titolo, al Levski Sofia sarebbe servita una vittoria da record, perché al divario in classifica si aggiungeva quello incolmabile della differenza reti. La porta avversaria fu violata da un tiro di Tsvetan Vesselinov: il bello di vincere contro il CSKA non è mai un fattore secondario. Poi, il fattaccio.

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La Corea vista dalla Corea

La storia di quella partita è nota – meglio, famigerata. 19 luglio 1966, Ayresome Park, Middlesborough: l’Italia viene eliminata dai Mondiali ad opera dell’esordiente e sconosciuta Corea del Nord. Rete al 42′ di Pak Doo-ik, dentista che dentista non era. Un evento che è una meteora, seppur determinante, nella storia del calcio italiano, ma una pietra miliare in quella del calcio nordcoreano.

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Messi al Como: Il grande abbaglio

Estate 2002. Un signore argentino si presenta sulle sponde del lago di Como – località di villeggiatura preferita dei ricchi di mezzo mondo – assieme al figlio adolescente. A vederlo, il ragazzo, pare tutto tranne che un calciatore, così piccolo e tracagnotto. Il talento c’è, è evidente – dice lo staff delle giovanili del club locale – ma con una simile struttura fisica non diventerà mai un giocatore decisivo. E così, il Como scarta Lionel Messi.

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Dalla Cina col pallone

Quando atterrò a Francoforte, Gu Guangming sapeva per certo che non poteva aspettarsi un’accoglienza trionfale. Era indubbio che il suo arrivo aveva attirato la curiosità di alcuni, ma i giornalisti e qualche tifoso lo attendevano a Coblenza, a un’ora d’auto di distanza, per la presentazione col club. I suoi primi passi in Germania furono passi nella storia: era la prima volta che un calciatore cinese si guadagnava un contratto con un club occidentale. Una timida apertura nella rigida muraglia dell’Est comunista.

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